7 miliardi dall’UE per far ripartire l’edilizia italiana

Sapevamo già che la riconversione fosse una delle migliori frontiere aperte che lascia intravedere spiragli di luce in tempi sempre oscuri e ne avevamo anche parlato. Ma adesso, stando a quanto riportano la Fillea-Cgil eLegambiente, l’Unione Europea ha deciso di puntare a questo settore per incentivare la rinascita dell’Italia. Il secondo rapporto pubblicato da Fillea Cgil ha provato a quantificare i fondi europei che arriveranno nel nostro Paese nei prossimi sei anni, stabilendo che si tratterà di circa 7 miliardi di euro.

Le risposte europee alla crisi dell’edilizia

Dall’inizio della crisi, nel 2007, hanno chiuso i battenti arrendendosi a una situazione drammatica ben 12.000 imprese edili. Il calo dei lavori per la costruzione delle abitazioni dal 2008 al 2013 ha subito ha raggiunto il 51,6%. L’unico settore edilizio in crescita, invece, risulta proprio quello che si concentra sugli interventi di riqualificazione e, in questi ultimi cinque anni, è cresciuto del 17,2%.

L’UE, approvando il programma di fondi per il periodo 2014-2020, ha emesso due direttive che riguardano l’Italia, la numero 2012/27 e la 2010/31, che impongono al Paese una ripartenza dall’efficienza energetica. Con il programma di fondi che, secondo il rapporto, ammontano a 7 miliardi di euro, non si punta a fornire un aiuto economico soltanto al settore, ma si ha l’ambizioso obiettivo di dare il via a una nuova e crescente occupazione, stimando la creazione di circa600.000 posti di lavoro.

Le risorse e gli attori

Obiettivi così alti e ricchi di aspettative impongono comunque un duro lavoro. Per farlo è ovviamente necessario che tutti i soggetti coinvolti in ogni parte del progetto collaborino in modo coordinato e solidale. E a pensarci bene i soggetti coinvolti saranno moltissimi: a partire dalle Pubbliche Amministrazioni, agli imprenditori, aglioperai, alle Università, al Governo e i partiti politici, fino alleassociazioni sindacali. Dare all’Italia la possibilità di sperare in una nuova occupazione significa, così, dare slancio a quelle che sono le ultime frontiere delle scoperte riguardanti l’energia e il rispetto dell’ambiente.

Il Presidente di Legambiente, intervenendo alla presentazione del rapporto sul futuro delle costruzioni, ha sottolineato che l’efficienza energetica e la riqualificazione territoriale possono essere la leva per l’occupazione italiana. Vittorio Cogliati Dezza ha affermato che riqualificare vuol dire rispondere alle nuove esigenze di qualità della vita e di nuclei familiari che hanno nuovi bisogni. Per Legambiente il progetto ha un’enorme valenza anche in termini ecologici, perché riqualificare implica la non invasione di zone agricole, bensì la ristrutturazione in chiave innovativa di un patrimonio immobiliare enorme che, però, sempre più spesso versa in condizioni degradate e di abbandono.

Le nuove esigenze del mercato immobiliare implicano il rispetto dell’ambiente e interventi che ottimizzino e riducano i consumi energetici, anche in chiave di rinnovabilità e di sfruttamento delle fonti di energia alternative. Il mercato impone alle nostre città di essere sempre più smart e ai quartieri di essere sempre più eco.

Il Governo deve essere regista del cambiamento

Oltre al coordinamento di tutte le forze coinvolte in questo progetto, servono politiche che fungano da cabina di regia. Bisogna fornire delle linee guida comuni per sfruttare al meglio le risorse che arriveranno dall’UE, come Progetti Operativi Nazionali (i cosiddetti PON), direttive comuni che convoglino delle competenze di base appartenenti a ministeri diversi e a istituzioni diverse. Le nuove politiche urbane devono pensare a rinnovare spazi interni alle nostre città, devono imporre un ripensamento di edifici fatiscenti e la riqualificazione dei nostri spazi urbani.

Il cambiamento quindi, non riguarda soltanto l’economia o la politica. Il cambiamento deve investire le menti, deve essere culturale. Le persone, forse ancor prima dei nostri politici, devono comprendere che riqualificazione e innovazione sono le chiavi non solo per la salute del Paese e del suo territorio, ma anche per una ripresa economica che può significare prima di tutto posti di lavoro di cui la gente ha bisogno.

Il presidente Fillea-Cgil è intervenuto accusando le passate gestioni di aver sprecato troppo tempo prezioso e di aver, invece, incoraggiato un’edilizia sempre più speculatrice approvando delle norme sanatorie troppo blande e riducendo i vincoli per l’edificazione. Walter Schiavella ha poi citato la tanto discussa Legge di Stabilità in approvazione, sottolineando quanto gli interventi siano troppo poco coraggiosi.

Il Governo ora è chiamato ad approvare ed elaborare una strategia nazionale entro il prossimo aprile, individuando quegli interventi su cui investire i fondi. Le direttive UE impongono, a partire da gennaio 2014, di ristrutturare almeno il 3% di tutte le superfici coperte della totalità degli edifici pubblici riscaldati e/o raffreddati. L’obiettivo è di far sì che la Pubblica Amministrazione per prima risponda ai più nuovi criteri di efficienza energetica, stabiliti dalla Dir. 2010/31, in modo da renderla un esempio per i privati

Fonte: news.immobiliare.it